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UNA VITA TRANQUILLA

Alcuni ritengono che non sia facile capire quali siano i nostri desideri più veri. Che a volte siamo convinti di essere felici, di avere ciò che ci serve, di stare più o meno bene, poi qualcosa ci fa capire che non è così, ma dopo, a posteriori.

Certe relazioni, certi rapporti, mentre li viviamo sembrano perfetti per noi, certe routine sembrano ciò che più ci fa stare bene.

In realtà spesso confondiamo il benessere, la gioia di vivere, con un’esistenza “tranquilla”.

Molti ambiscono a una vita tranquilla, senza troppi scossoni, come se la sicurezza fosse il loro unico scopo nella vita.

Allora, a parte che la vita non la comandiamo noi, mai, e ogni sicurezza e tranquillità è transitoria, oltre ad essere fittizia. Ci si attacca ad abitudini convinti che ci difenderanno da brutte sorprese, che resteremo immuni da scossoni.

Mi piacerebbe conoscere chi ha fatto una vita tale, ma farlo in punto di morte. La gente quando se ne va realizza come sono davvero andate le cose, come ha usato il tempo a disposizione e se ha fatto bene o male. Ci illudiamo che una vita tranquilla sia una vita felice. Ma pensiamo ai bambini.

Per un bimbo ogni giorno, ogni momento è a sé e va VISSUTO. Spesso, consumato, in termini di energia. Tutta. Tutta l’energia che ha dentro.

Invece spesso andiamo a letto, sempre alla stessa ora, facciamo sempre le stesse cose, magari passiamo sempre la serata sul divano a guardare scemenze e corriamo a letto perché poi ci alziamo presto, e abbiamo paura di dormire mezzora in meno.

Io vorrei parlarci con chi ha trascorso una vita sempre tranquilla.
Forse non lo sai se non sei fortunato. Forse può darsi che fino alla fine ti pare che debba andare così, e non sai quello che ti perdi perché non l’hai mai provato.

Cosa perdi se scegli la tranquillità? Perdi te stesso. Il bene più grande. Il rischio di vivere.

Vivere, amare, soffrire, godere, gioire, correre con il vento sulla faccia, non sapendo domani che succederà.

Ed essere felice per questo. Essere felice nonostante questo, nonostante non ci siano strade già pronte, nonostante tu non sappia dove andrai a parare.

Si tratta di sentirsi, di ascoltarsi. Se siamo fortunati una vocina ancora dentro dice di no a quello che non ci va, si infiamma per ciò che le piace, ci dice cosa ci serve per sentirci VIVI.
Si tratta di rischiare di ascoltarlo, di farci portare. Essere vivi, felici, è un rischio.
E dentro di noi c’è già tutto per sapere cosa ci fa stare bene, sta a noi scegliere, decidere di farlo.

Perché potrebbe succedere un giorno che non lo sapremo più, perché chiunque, se non viene ascoltato, dopo un po’ smette di parlare…

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