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DAI SPAZIO ALLE TUE OMBRE

L’Ombra in psicologia, o almeno in un certo tipo di psicologia, è considerata la parte più infima, oscura e negativa che risiede in noi. Le parti di noi più spregevoli, cattive, socialmente inaccettabili, quelle di cui non si parla e che si cerca di ricacciare dentro di noi.

Il nostro essere spietati, cinici, freddi, crudeli, egoisti, tutto il nostro fango e melma più sporchi.

L’Ombra l’abbiamo tutti, e più la si rifiuta, più essa tornerà con foga all’attacco. Più mi convinco di essere una persona “a modo”, sempre buona, disponibile, accomodante, dolce, più sarò l’opposto, meno accetterò dentro di me queste tendenze e più Esse reclameranno di essere ascoltate.

Non a tutti piace sapere di avere aspetti di questo tipo, molti si proclamano immuni e si ergono come esempi di purezza e bontà. Io dico: scappate da chi si dichiara così, perché i loro sorrisi non sono tali, sono smorfie, sono mezzelune tirate da un lato all’altro della faccia e ogni atto “buono” che faranno verso di voi vi verrà sempre richiesto indietro con gli interessi.

In ognuno di noi risiede il Nero, e più sta nel profondo più danni fa e più pilota la nostra personalità.

Cosa farne allora? Come trattarlo? La cosa più semplice e a volte la più complicata, consiste nel riconoscerlo e accettarlo, decidendo quindi di lasciarlo vivere.

L’obiezione più immediata a tale consiglio potrebbe essere: “ma come? E ognuno fa ciò che vuole? Quanto odio circolerebbe in giro? Che società sarebbe?”.

E invece no, perché comprendere e lasciare spazio a questi aspetti è l’arma più efficace che abbiamo per non agirlo, per lasciarlo sfogare e renderlo innocuo. Nella pratica si tratta di far sì che certi pensieri “cattivi” arrivino alla coscienza e vengano da noi accettati. Questo li neutralizza.

Se io penso di odiare mia madre, il mio partner, mio figlio, ma odiare davvero, rifiutare, desiderare di non averli mai incontrati, e lo accetto, lo sento, mi ci confronto, poi inevitabilmente arriva anche il resto, ossia l’amore infinito e profondo che sento per loro.

Se invece mi dico: “oh, ma che brutta persona sei, non devi sentire certe cose” ecco che queste si rafforzano e si siedono in qualche angolino di me, ad alimentare rancori e ripicche.

Il grande Jung sapeva, e diceva che in noi dimorano opposti, e che la Vita è necessariamente duale e come tale va accettata. La sfida è sapere, nella nostra umiltà, di non essere così splendidi e radiosi in tutto e per tutto, bensì umani, fallibili e imperfetti.

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