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Salute mentale: quali proposte oggi?

Salute mentale: quali proposte oggi?

Settimana scorsa, il 10 ottobre, è stata la giornata mondiale della salute mentale. Mi ha colpito molto leggere i numeri della sofferenza mentale, di come sia sempre più impattante, soprattutto per i ragazzi giovani e le donne. Contemporaneamente risulta purtroppo essere sempre meno affrontabile dal sistema sanitario nazionale. La sensazione è che i due fattori siano inversamente proporzionali tra loro, ovvero sempre più persone soffrono e sempre meno si sa come aiutarle, che si tratti di psichiatria o attacchi di panico, dipendenze o disturbi alimentari. Allora mi chiedo: come stiamo rispondendo a questo crescente bisogno? E come le persone da sole cercano soluzioni quando non possono permettersi una terapia vera e propria? Qualcuno e in qualche modo propone interventi, alcuni ne fanno un business a proprio vantaggio.

Il tentativo di intervenire con il “bonus psicologo” sicuramente è stato ed è meglio di niente, quanto meno un piccolo passo. Ovvio che non è risolutivo e ovvio che si può fare e si deve fare molto di più ma resta comunque un aiuto. Detto ciò è stato concepito in modo laborioso e con tempi di pagamento biblici per il professionista, tanto per rendere nota la cosa.

Altro affare è l’aiuto offerto da da piattaforme di sevizi psicologici online, spesso a costi contenuti. Credo che la cosa fondamentale sia essere onesti nel dichiarare cosa si offre e specificare la necessità di inviare ad altri specialisti in caso di bisogno. Online si può forse fornire un buon supporto psicologico e un buon ascolto ma non si può dimenticare l’impatto dell’assenza della corporeità nella relazione terapeutica. Oltre al fatto che spesso vediamo il paziente a mezzobusto e non abbiamo idea di quanto sia alto, di come si vesta, dei profumi oppure odori di cui è portatore e di come occupi lo spazio. Siamo mente, cuore e corpo, una terapia online non può essere uguale ad una in presenza, perché ha limiti di cui é necessario essere consapevoli.

Ulteriore risorsa possibile per arginare tale emergenza psicologica a basso costo pare sia l’ AI, ovvero l’intelligenza artificiale. Pare strano per noi psicologi “vecchio stile” (boomer come si suol dire) ma già attualmente sono moltissime le persone che attingono a queste tipo di chat per parlare dei propri problemi e ricevere ascolto e supporto. Ciò che deve far riflettere noi professionisti è che le persone si dichiarano soddisfatte e anzi a volte ritengono di riceverne maggiore empatia che da uno specialista in carne ed ossa. Eppure si tratta di un algoritmo, quindi soggetto a limiti innegabili, oltre che di uno strumento freddo e pare anche portatore di pregiudizi. Ciò che le persone apprezzano è che dimostra un atteggiamento sempre disponibile e accogliente ma sappiamo bene che di fatto le persone, le relazioni, non sono mica così. Neanche il miglior terapeuta è sempre performante ed empatico allo stesso modo, anche solo per come si sveglia la mattina ma comunque permette di fare un’esperienza veritiera e realistica.

Esistono poi piccole realtà che nel loro piccolo tentano di offrire aiuto a prezzi più accessibili, come “Psicoterapia Aperta” o associazioni legate al mondo religioso, che chiedono ai professionisti di offrire tariffe più basse oppure si appoggiano a fondi per poterlo fare.

Questi tentativi sono pochi e non sufficienti a rispondere alla grande richiesta di aiuto presente attualmente. Ma sono comunque qualcosa di utile, una piccola mano tesa per chi soffre. Da terapeuta so che sarebbe meglio un intervento strutturato per aiutare una persona in difficoltà ma se l’unica possibilità in quel momento è che si interfacci con una chat AI di tipo psicologico e abbia un piccolo sollievo allora meglio di niente. Chissà mai che poi lo spinga a cercare una persona reale con cui parlare.

Credo che ostinarsi a restare chiusi e scettici di fronte a certe proposte non convenzionali o non sufficienti sia un atteggiamento sbagliato e che la mia comunità professionale debba fare uno sforzo di apertura e collaborazione con mondi così lontani da quelli in cui abbiamo studiato. Ciò che conta è che i messaggi pubblicitari siano chiari e rispettosi, regolamentati secondo codice deontologico e mostrando i limiti e le differenze di questi interventi. Sperando che si possa poi arrivare a proposte più soddisfacenti e accessibili dal sistema sanitario.

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